Small Data vs Big Data
Small Data spiegati da Kirk Borne

Small Data vs Big Data

Conoscerli per capirli ed imparare ad usarli: a lezione da uno scienziato della NASA.

Pubblicato il in Data Driven Marketing
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av_timer4 minuti di lettura

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Nell’era dei dati sembra che il mondo intero sia diviso in due fazioni: gli Small ed i Big.
Ma, come spesso capita, la linea di demarcazione non è così marcata e le differenze, più che vere e proprie disuguaglianze, sono in realtà tratti più definiti.
Come in un puzzle di 5000 pezzi che ritrae un cielo cristallino che bacia l’oceano il confine ideale ci sembra netto, ma a ben vedere le due parti sono così complementari che quasi si fondono.
Guardando più da vicino i due schieramenti in campo, e soprattutto guardandoli attraverso le lenti di chi (come il professor Kirk Borne) ne sa qualcosa in più di noi, scopriremo che le due fazioni altro non sono che parte integrante l’una dell’altra. Quindi addentriamoci in questo articolo per distinguere il cielo dall’acqua e capire come gli small data possono agevolare i processi di ogni attività.

Gli small data, i big data e l’elefante

I big data sono come gli elefanti per i ciechi

Nel precedente articolo abbiamo definito gli small data attraverso le parole di Allen Bonde e quelle di Martin Lindstrom. Però, poiché una cosa fatta bene può sempre essere fatta meglio, distinguiamo una volta per tutte gli small data dai big data, e per farlo ci affidiamo all’esimio professor Kirk Borne: un simpatico omino sulla cinquantina che, mentre il mondo rimaneva affascinato da Toy Story - Il mondo dei giocattoli, iniziava il suo lavoro alla NASA.
Il professor Borne in un’intervista ha cercato di chiarire i concetti di big data e di small data così:

«Definire small data è molto più semplice che non fare lo stesso con big data. In pratica tutto ciò che puoi processare con il tuo pc portatile è uno small data. I big data sono un po’ più complicati… al momento c’è una definizione che trovo molto calzante: tutto ciò che può essere quantificato e tracciato è un big data.»

Di fatto al giorno d’oggi stiamo misurando ogni cosa misurabile grazie alle centinaia di migliaia di devices che ci consentono di tracciare ogni azione che compiamo. E non li misuriamo solamente una volta, ma teniamo traccia di come variano nel tempo.
Quando gli viene chiesto definire meglio i big data il buon professore tira fuori l’aneddoto dei tre ciechi ai quali viene chiesto di descrivere un elefante: ognuno dei tre descrive il pachiderma esclusivamente come la parte che ha tastato.
La metafora sembra abbastanza calzante: considerata la vastità di dati prodotta ogni giorno e le centinaia di applicazioni per cui queste informazioni vengono processate, è più che normale che, chiedendo all’esperto di turno, questo ci risponderà dando una definizione impeccabile per il suo campo di applicazione.

Usare Google Maps per vedere la piscina del tuo vicino

Google Maps per capire gli small data

Ma il vero colpo di genio il professor Borne lo tira fuori quando espone la relazione tra gli small data ed i big data, fornendo una spiegazione a prova di bambino che chiunque può capire perché calata in una realtà quotidiana con cui tutti abbiamo avuto a che fare.
Si parte dalla definizione di Allen Bonde: “gli small data sono per gli umani i big data sono per le macchine”, l’estrema sintesi di un concetto.
Secondo Borne questa definizione è azzeccata perché è dagli small data che si parte per apprendere: apprendere sia in campo educazionale (dove il volume di informazioni da capire di volta in volta non può essere eccessivo) sia in campo commerciale (dove occorre imparare, di volta in volta, come tracciare i clienti o scoprire le loro preferenze).
Una volta appreso il metodo è possibile istruire una macchina con delle regole e darle in pasto peta o exabyte di dati perché li elabori.
Solo in questa fase parliamo di big data, tutto il lavoro precedente deve essere fatto con gli small data.

«Facciamo un esempio banale: quando apri Google Maps hai una panoramica del pianeta Terra (big data). In quel momento non stai processando alcuna informazione che ti è utile.
Non appena inizi a zoomare sulla tua città, e poi sul tuo quartiere, sulla tua via e infine sulla tua casa, allora hai selezionato un sottoinsieme di informazioni (small data) che puoi facilmente comprendere ed utilizzare per il tuo scopo.
Ecco perché l’aspetto visivo è importantissimo.»

Detto in questo modo sembra così banale che quasi mi vergogno a non averlo capito prima!

Se tu hai una mela ed io ho una mela e ce le scambiamo entrambi avremo ancora una sola mela. Ma se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo allora entrambi avremo due idee!
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