Quale futuro avremo con gli small data
Un ecosistema di piccoli dati

Quale futuro avremo con gli small data

Dalla medicina al marketing, le infinite applicazioni degli small data.

Pubblicato il in Data Driven Marketing
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av_timer4 minuti di lettura

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Se nell’ultimo articolo abbiamo finalmente chiarito cosa sono i big data e cosa invece sono gli small data grazie alle parole di Kirk Borne, oggi ci affidiamo ad un’altra testimonianza: quella della professoressa Deborah Estrin.
Durante il suo intervento al TEDMED del 2013 al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington DC ha magistralmente esposto uno scenario in cui gli small data possono essere usati in campo medico per monitorare in tempo reale gli sviluppi delle terapie, ma anche per anticipare le diagnosi.
Il suo discorso, di poco più di undici minuti, è fonte di motivazione e d’ispirazione, non solo per i medici, ma per i professionisti di ogni settore, dallo sport al commercio.

Idee che vale la pena di diffondere

Logo TED Talks

Nel 1984 ci fu la prima di una lunga e fortunata serie di conferenze che (allora non si sapeva né si poteva immaginare) avrebbe abbracciato tutti i campi del sapere in più di cento lingue.
La conferenza si intitolava Technology, Entertainment and Design ma dal 1990 in poi si sarebbe fatta conoscere più semplicemente col nome di TED.
Ogni anno un’associazione non-profit organizza questa conferenza in cui personaggi di spicco di ogni settore tengono fede al motto dell’evento ed espongono, ad un pubblico affascinato, ideas worth spreading.
Durante il TEDMED 2013 di Washington, la prof. ssa Deborah Estrin ha tenuto un intervento davvero interessante sui big data, gli small data e le loro applicazioni rivoluzionarie in campo medico.
Oltre ad esporre ciò che ormai tutti già sappiamo, la Estrin ha toccato due punti veramente cruciali su cui vale la pena di soffermarsi a discutere.

Canale a due vie

Tutti i dati che le grandi società catturano ed analizzano hanno come finalità quella di offrirci un’esperienza sempre più personalizzata, annunci pubblicitari mirati e migliorare i loro servizi secondo le nostre esigenze di clienti.
Tutto questo rappresenta una soluzione win-win in cui entrambe le parti ottengono un risultato positivo: la nostra navigazione è sempre più interessante e coinvolgente ed il loro business è sempre più redditizio.
Ciò che la Estrin suggerisce riguarda però la creazione di un “veicolo” che, una volta elaborati ed immagazzinati i dati del singolo utente, glieli invii indietro in un formato facilmente comprensibile ed accessibile perché questo possa a sua volta visionarli ed ricavarne informazioni utili alla sua stessa esistenza offline.

Pollicino inconsapevole

Il motivo per cui la Estrin suggerisce una soluzione simile è tratto da una sua personalissima storia dalla quale la professoressa ha tratto un insegnamento per sfruttare ancora meglio la tecnologia disponibile.

«Oltre alle tracce che lasciamo con le nostre azioni online ci sono array di dati, persino più sconfinati, che tutti noi generiamo implicitamente. Lo facciamo perché accompagniamo ogni nostra azione quotidiana ad apparecchi mobili; questo fa sì che ognuno di noi lasci una scia di molliche di pane dalla quale è possibile risalire a cosa fa e quando lo fa.
Per un medico ad avere accesso a queste informazioni rappresenterebbe un grandissimo aiuto per capire rapidamente se una terapia sta avendo l’effetto atteso.»

Per cosa usare le piccole informazioni?

Small data per una maggiore serenità

Può sembrare sempre la stessa minestra, ma quello di cui la Estrin parla è in realtà la possibilità, per un professionista, di capire se una terapia sta avendo successo anticipatamente rispetto alle tempistiche odierne osservando il comportamento di un determinato paziente attraverso le tracce implicite che lascia compiendo le sue azioni quotidiane e che vengono registrate dai suoi digital devices.
Poniamo l’esempio di una persona affetta da depressione: le sue azioni abituali (come il rimanere molto tempo in casa o visionare e condividere contenuti tristi) vengono comunque catturate dai suoi apparecchi (smartphone, smartwatch, laptop).
Una volta iniziata una terapia contro la depressione, grazie a quegli stessi apparecchi, è possibile vedere se questa stessa persona ha modificato le sue abitudini:
con il GPS del suo smartphone è possibile vedere se esce di più, grazie all’intelligenza artificiale applicata al linguaggio è possibile capire il sentiment dei suoi post e delle sue keyword di ricerca.
Questo fornirebbe la possibilità di leggere in anticipo eventuali ricadute o di diagnosticare anticipatamente delle problematiche. Tutto questo non riguarda piccoli dettagli, ma enormi passi avanti che già oggi sono a portata di mano.

Se tu hai una mela ed io ho una mela e ce le scambiamo entrambi avremo ancora una sola mela. Ma se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo allora entrambi avremo due idee!
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